Wednesday, 9 September 2020

Appunto 101: L'Epochè: Storia di un padre e delle sue due figlie

 

Appunto 101

L'Epochè: Storia di un padre e delle sue due figlie

«Collochiamo la nostra storia — (riprese) il narratore — qui, nei dintorni di Roma. Infatti ci occuperemo di un uomo della nobiltà romana, cosiddetta nera. Al momento in cui la nostra storia comincia egli aveva quarant'anni e aveva due figlie di circa diciotto - venti anni. Abitavano insieme (la moglie era morta da molto) in un castello o in una casa gentilizia al centro di un paese dell'Alto Lazio o della Tuscia. Il paese, in quegli anni (una decina d'anni fa, anche se sembrano molto di più) era ancora intatto. Sorgeva con le sue case di tufo, dalle grandi pareti e dalle piccole finestre, disposte lungo tetri vicoletti che poi finivano contro un muretto a strapiombo su una radiosa vallata. Non mancavano lunghi slarghi con palazzotti dalle scalinate esterne a v rovesciata, il vecchio acciottolato, una minuta chiesetta romanica, che più antica non si potrebbe immaginare, in disparte, e in fondo, incompleta la (...) grigia chiesa seicentesca. Anche il palazzo dove abitava il nostro protagonista — che chiameremo, non senza una punta di parodia, Agostino — era un palazzo del Seicento. Era incastrato tra le casette del paese da una parte, e, dall'altra, contro un poggio verde di viti e [ulivi], che, proprio sotto il palazzo, finiva con una parete rocciosa, in cui uno scultore ‘bambocciante', aveva ricavato una fontana con dei personaggi mitici a ‘trompe-l’œil’, qualcuno piccolissimo, qualcun altro enorme, e tutti buffoneschi. Il poroso xxx di cui erano fatti, però, dava loro una strana autorità. Un lambiccato controriformismo di provincia si contaminava con uno spirito popolare in 'cui il mito era qualcosa di reale. Bene. Agostino passava i suoi giorni dentro quelle stanze enormi e ben tenute (pur nel loro falso disordine e vuoto della decadenza). Era un intellettuale. Leggeva, studiava, riceveva degli amici. (...)

Egli si era costretto a quella specie di esilio subito dopo la guerra. Era stato infatti fascista. Bisogna però subito precisare che il suo fascismo non era affatto oggettivo e, come dire, normale. Anzi era del tutto aberrante. Si fondava sull'equivoco che esso | il fascismo | fosse una grande Destra. Soltanto quando fu caduto (e ciò coincise con la maggiore età del nostro eroe) si rivelò a uno sguardo retrospettivo, finalmente storico e colto, una semplice ǀ sinistra ǀ buffonata. Ma Agostino era ricco, e poteva permettersi di vivere 'di maniera', appunto in esilio, pagando provocatoriamente e con |estrema| sottigliezza il proprio errore. Anche il mondo da cui egli si teneva lontano, del resto altro non era in sostanza che errore. Una finta democrazia né più né meno buffonesca che il fascismo. La vera grande Destra era più irrealizzata che mai; anzi, era scopertamente declinata. Il Centro fingeva mire progressiste, anche là dov'era più miserabilmente reazionario ( mafia, sottogoverno, intrallazzi, lotte di correnti). Ma insomma tutte queste cose le sapete meglio di me. Agostino amava molto le figlie, ma ci stava poco insieme, tanto che esse un po' alla volta avevano finito col divenire delle estranee con cui egli recitava — senza neanche troppo nasconderlo — la scena dell'affetto famigliare. Facevano i pasti insieme, quando arrivavano degli ospiti si radunavano insieme nel salone del camino, e la loro frequentazione reciproca era tutta lì. Fu un amico di nome Tertulliano (anche questo è evidentemente un nome inventato) ad avvenire Agostino di quanto stava succedendo. Eravamo verso la fine degli Anni Cinquanta. Non si trattava di fatti reali, ma di fatti interiori, e riguardavano le due ragazze.

Una di esse, Laura, non era infatti contenta della vita che conduceva con suo padre a Isola Borghese. (...) A insaputa di tutti, tutto era dunque messo in crisi. Era una cosa enorme: il terreno era franato sotto i piedi silenziosamente, e adesso il baratro si era aperto, e non c'era più niente da fare. Se si fosse trattato di una vita, pazienza. Ma si trattava, come vi ho detto, di una recita; e di una recita, oltre tutto, pressoché soltanto gestuale. Agostino aveva organizzato la propria vita come certi poeti (penso a Gottfried Benn) che si convincono di essere nazisti, e fanno il 'gesto' di scrivere versi nazisti (anche nel caso di Benn, comunque, il nazismo altro non era che una raffinata e laconica coscienza decadente). Agostino non scriveva poesie. Ma, come la maggior parte degli uomini, egli si esprimeva con il proprio corpo, con il proprio comportamento, ossia con l'azione scenica della propria vita. Lo dice Sant’Agostino: "Non unitevi con le parole, ma unitevi con la parola fatta carne" (De spiritu et littera), ricordandosi, evidentemente di San Paolo: "... poiché è evidente che siete una lettera di Cristo, redatta da noi suoi ministri e scritta non già con inchiostro, bensì con lo spirito di Dio vivo: non su tavole di pietra, ma su tavole che sono i vostri cuori di carne" (II Corinti, iii , 3).

Perché la figlia Laura non era contenta della vita col padre nel palazzo-monastero di Isola Borghese? Come Tertulliano informò, si trattava di una ragione molto semplice, direi quasi naturale. Laura era una ragazza di neanche vent'anni. Ed era quindi, appunto, più che giusto che la noiosa vita in quel romitorio dell'alto Lazio non le piacesse. Essa sognava infatti la vita della Capitale, con tutto ciò che implicava. La vocazione della sua vita era una vocazione irresistibilmente mondana, ecco il punto.

Ciò offendeva Adriana, l'altra sorella un poco più giovane, che invece si dichiarava fedele al progetto, diciamo così, stilistico del padre, che faceva della loro vita un'opera, anche se necessariamente di maniera. Anzi, essa andava ancora più in là dei limiti 'stilistici' paterni, come vedremo fra poco.

Agostino affrontò il problema di Laura che si presentava, è il caso di dirlo, come un 'colpo di scena'. Del resto non aveva il minimo dubbio su come avrebbe dovuto comportarsi. Aveva — alle origini — deciso di essere un padre autoritario, e padre autoritario doveva restare. Chiamò [a sé] Laura, e, sia pure con la classe di un uomo colto, le comunicò le sue (...) decisioni repressive. Niente Roma, niente vita mondana, niente ambizioni, niente compromessi con la società italiana. All'origine della vocazione mondana di Laura c'era evidentemente la stessa 'teatralità' del padre (i due infatti si assomigliavano in modo impressionante): si trovavano dunque in lei gli elementi psicologici e ideologici necessari ad accettare la repressione; e a compiere quell'atto eroico che è stato un grande valore per tutti i secoli e i millenni della storia umana — consistente nella rassegnazione, e nella conseguente interiorizzazione delle proprie aspirazioni deluse.

Ma non appena fu — o parve — risolto il problema di Laura, ecco scoppiare il problema di Adriana. Anche stavolta fu Tertulliano a informare Agostino, il quale non si era neanche stavolta accorto di nulla. Adriana aveva sentito nel suo animo improvvisamente, proprio in quei giorni, una irresistibile vocazione religiosa, E aveva addirittura preso fra sé la decisione di farsi monaca di clausura. Era certa che il padre non l'avrebbe disapprovata; eppure temeva a parlargliene. Anzi, all'idea di parlargliene era presa da un inspiegabile terrore.

Anche su questo punto Agostino fu subito radicale; niente clausura, niente uniforme ecclesiastica, niente compromessi con una Chiesa che non aveva saputo porsi come fondamento di una grande Destra (!), e anzi, si era data, sia pure verbalmente, negli ultimi anni a melense farneticazioni progressiste (sviluppando nel suo seno, insieme ai vecchi cardinali ignoranti come vaccari, degli insopportabili cattolici di sinistra non meno pietistici e untuosi).

Fu sul punto di chiamare Adriana e farle il discorsetto repressivo che aveva fatto con Laura. Quando, di colpo, ebbe, su di sé, una rivoluzionaria rivelazione, che l'illumino. Era giugno: una stupenda giornata — non priva di nuvole colme di ritardataria pioggia — in cui l'estate era scoppiata d'improvviso. Se qualche goccia cadeva giù dalla ardente distesa grigia del cielo, pareva una goccia di sudore. Ma spesso il vento caldo apriva grandi squarci di sereno, e i raggi del sole obliqui (era già il tardo pomeriggio) davano alle vallate profonde, ai borghi rustici, ai boschi di querce uno splendore di cui il presente, sempre così misero, sembrava indegno. Agostino usci di casa, e andò a fare una passeggiata dietro il paese, dove il silenzio era più profondo e niente era cambiato dal (...) Medioevo. Una dolcezza selvaggia, ariostesca, aleggiava sui borri profondi, sui semicerchi di prati falciati contro il verde più cupo dei boschi mediterranei. Agostino, al contrario di tutti i componenti della nobiltà romana, non era un uomo ignorante. [Al contrario], egli era molto colto: cosa, questa, che costituisce un caso anomalo, tanto anomalo rida renderei probabilmente arbitrario questo mio racconto. Fatto sta che Agostino non solo aveva una buona cultura classica, ma anche una discreta conoscenza dei testi contemporanei. Inoltre, pur da dilettante, si era specializzato in storia della Chiesa e in storia delle religioni. Egli avrebbe potuto approfondire i caratteri della vocazione monastica di sua figlia: riconoscere a quale tipo di santità essa aspirasse (anche Adriana assomigliava a lui come una goccia d'acqua: quindi era inevitabile che se essa avesse una vocazione religiosa, il suo fine non avrebbe potuto che essere estremo, cioè, appunto, la santità).

Decise di parlare per tutto il tempo che fosse necessario con lei. Cosa che fece il giorno dopo e i giorni seguenti.

Interrogando Adriana, interrogava anche sé stesso, visto che la rivelazione su di sé che gli era balenata (...) (e subito dissolta) lo aveva reso ai suoi occhi così nuovo e 'problematico'.

Le conclusioni a cui arrivo interrogando Adriana furono in certo modo positive. Il misticismo della figlia era di qualità spiritualmente alta, cioè scientificamente pregevole. Il 'cliché' cristiano era xxx da buoni archetipi. Adriana era preda di una regressione reale, che solo la sua cultura, e quella certa cristallizzazione misteriosa, che distingue la schizofrenia dei santi da quella dei matti, impediva che divenisse un sintomo preoccupante. Essa riviveva la 'ripetizione' al di fuori della coscienza che essa ne aveva come lettrice del miglior San Paolo mistico (dimentica innocentemente della sessuofobia sospetta e dell'antifemminismo di costui). L'alta qualità della rinuncia al mondo di Adriana, andava presa in considerazione. Ma rilanciava anche il caso di Laura. Doveva dunque essere approfondita anche la vocazione mondana di quest'ultima. Cosa che Agostino |fece| diligentemente. Anche per Laura l'esame fu positivo; anzi, altamente positivo. Laura non desiderava affatto entrare nel mondo per una sciocca vanità e superficialità di ragazzina. Il suo voleva essere un vero e proprio intervento tra gli uomini: del suo livello sociale, s'intende, che qui va però inteso come livello culturale.

In che cosa dunque consisteva la rivelazione, che, in occasione della crisi delle sue due figlie, Agostino aveva avuto su sé stesso? (...) Perché — si era chiesto Agostino — per tanti anni egli si era tenuto lontano dal mondo, in uno stato di volontaria impotenza? E la risposta, fulminea, che si era dato, costituiva appunto la illuminazione che egli aveva avuto su di sé: "Io mi sono tenuto lontano dal mondo in uno stato di volontaria impotenza perché desidero il mondo e ho sete di potere". Questa domanda e questa risposta che Agostino aveva dato su di sé, avevano il loro modello sulle domande e sulle risposte che egli era stato costretto a dare sui problemi delle due figlie. "Perché Laura vuole imporsi al mondo? Probabilmente, anzi, certamente perché lo teme e lo detesta". "E perché Adriana vuole definitivamente rinunciare al mondo? Perché sicuramente lo ama e ne e tentata".

La 'sete di potere' che Agostino aveva riscoperto in sé giacente come del materiale prezioso in una miniera abbandonata — era tanto [imponente] almeno quanto era stata [imponente] la sua sete di impotenza. E si scatenò subito in lui appena riconosciuta e ammessa — con una violenza degna dei suoi avi.

Il suo calcolo fu immediato. Rientrare nel mondo e impadronirsene, affermandovi [il proprio] potere. Ma come? L'occasione gli si era presentata: e migliore di così era impossibile immaginarla. Avrebbe mandato avanti le figlie: due donne straordinariamente belle, straordinariamente nobili, e per di più dotate di vocazioni e interessi culturali reali. Al momento in cui esse avessero conseguito il successo che certamente avrebbero conseguito, l'una come donna di mondo l'altra come santa, ecco che si sarebbe presentato lui, il padre. Non avrebbe dovuto fare, personalmente, un passo per risalire la corrente del tempo perduto. Si sarebbe trovato già in piedi sul migliore dei piedistalli o trampolini possibili. Non ha molta importanza precisare quali fossero poi i suoi progetti di potere concreto. La fondazione di quella grande Destra che egli — caso probabilmente unico in una società come quella italiana — aveva così precisa e limpida nella testa. E magari gli inevitabili legami col neofascismo, che egli continuava a disprezzare, ma, che, nella sua strategia, non poteva essere ignorato.

Chiamò le due figlie, e, ancora una volta, impose loro la sua volontà paterna 'repressiva'. * Infatti la sua decisione ben determinata e incrollabile era che esse dovessero ** scambiarsi i ruoli: Laura, la figlia (presa) da una disperata vocazione mondana, avrebbe dovuto prendere i veli e farsi monaca; mentre Adriana, la figlia (presa) da una irresistibile e sincera vocazione religiosa, avrebbe dovuto andare a stabilirsi a Roma, a realizzarvi il più ambizioso e xxx dei disegni di successo mondano.

Sia Adriana che Laura accettarono, chinando la testa davanti alla volontà paterna. Del resto per Adriana questa non era che una regola della sua sincera sanità; per Laura si trattò invece di un calcolo che la rendeva degna del padre, visto che aveva divinato le sue intenzioni.

Passarono circa dieci anni (e siamo così giunti circa ai giorni. 'nostri). Le previsioni di Agostino, si avverarono esattamente. Adriana, la mistica, divenne una potente donna di mondo. La vita della Roma ricca e colta era inconcepibile, ormai, al di fuori di lei. La fatua Laura, dal canto suo, divenne una monaca la cui pietà richiamò subito su di sé l'attenzione del mondo, che tanto crebbe, con gli anni, che finì [col pretendere quella donna] santa. Ed effettivamente sarebbe stato impossibile, (...) dimostrare il contrario. All'ombra delle due figlie, Agostino piano piano era venuto in luce; e la sua autorità, appunto perché ancora nascosta e leggendaria, cominciava a [essere] insostituibile.

Venne il giorno in cui — reprimendo la sua spasimante volontà di esternarsi e di imporsi — Agostino ritenne opportuno abbandonare il suo esilio ormai ventennale, e riapparire sulla scena del mondo. Tutto era pronto. La cosa non doveva certo avvenire senza le ripercussioni e i risultati che Agostino si riprometteva, ma, nel tempo stesso, doveva essere rigidamente evitata ogni forma di retorica.

Ma è proprio alla mattina di quello storico giorno che il nostro racconto cessa. O meglio, ripiega su sé stesso, in quel silenzio interiore da cui era incominciato, anche se tale silenzio interiore (...) è ormai profondamente, irreparabilmente diverso.

 

 

 

 

 

 — Riunione sociologi ecologia ((?) ecc.) — Con problemi e con punti saldi. Con linguaggio umoristico e con paragoni — Sennonché e?) di una gag) appare Dioni. so che sconvolge tutto.

 — Le due giornate della riunione sul disastro ecologico finiscono con una sbornia di tutti i congressisti (vino aleatico e vino ?

 — Dioniso ridiventa orribile e criminale.

 — Essi eran lì per dire la verità, ma appunto per questo non l'hanno detta.

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L’Epochè: Racconto del Bambino-Merda (bambino nato da un uomo — un industriale borghese — che caca)

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